E con i sogni che ci facciamo?
- Dott.ssa Silvia Bouvret

- 10 apr 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Come "leggere" i sogni nel proprio percorso personale

"Questa notte ho sognato di essere ricoperta di mosche!" "Sai che ieri ho sognato di essere investito da una macchina?" "Non puoi capire cosa ho sognato l'altra notte, sarò forse pazzo?". Questi e molti altri sono degli esempi di conversazione che spesso mi capita di avere con persone a me vicine e con pazienti, come se il sogno fosse un qualcosa di esterno a noi che ci accade, cogliendoci impreparati, passivi e spaventati. Naturalmente questi sentimenti negativi non ci riguardano quando sogniamo cose piacevoli, anche se forse accade qualcosa di ancora più fastidioso: ci lasciano a bocca asciutta con il desiderio che quel sogno si realizzi o che almeno torni di nuovo a farci visita nelle notti successive. A livello neurologico e chimico del cervello, i sogni rimangono per molti scienziati ancora un mistero: si chiedono "Perché sogniamo?" "A cosa servono?" "I neonati sognano?" "I sogni dei ciechi si compongono di immagini?". Sono tutte domande molto affascinanti che trovano numerose risposte, ma mai una lettura univoca del fenomeno. Per rimanere però nel mio ambito, il sogno è un elemento assolutamente importante che non può essere sottovalutato e la cui lettura deve essere inserita all'interno del percorso personale del cliente. Il nostro Inconscio è in continua comunicazione con la nostra parte cosciente ovvero l'Io, tuttavia molto spesso l'Io è sordo a queste comunicazioni (per paura di incontrare qualcosa di spiacevole o se vogliamo per paura dell'ignoto, solitamente preferiamo percorrere le strade già battute dall'abitudine e dall'esperienza) quindi non è raro che questo si perda dei "pezzi" importanti per la sua realizzazione (per ragiungere il Sé, come direbbe Jung). E allora come fa il Sé a comunicare questa perdita? Come fa a segnalare questa tendenza all'unilateralità (altro meraviglioso termine junghiano)? Fondamentalmente in due modi: con il sintomo (qualunque sia la sua natura, dall'ansiaalla depressione, all'ossessività...) o con il sogno. Ecco qui spiegato perché il sogno è così importante per lo psicologo, ma soprattutto per il cliente. Semplificando moltissimo il pensiero junghiano (che è molto affascinante ma altrettanto complicato), si può dire che il sogno è quindi uno strumento che l'Inconscio usa per comunicare all'Io quegli elementi che al momento attuale della sua vita sta trascurando, di cui si è dimenticato, e che invece sono fondamentali per il suo percorso di attualizzazione e realizzazione personale. La funzione del sogno è quella di bilanciamento psicologico. Di un'opinione simile è anche Frederick Perls, padre della terapia della Gestalt, per il quale il sogno costituisce un teatro nel quale agiscono frammenti della personalità del sognatore: in poche parole, ogni parte del sogno (dagli oggetti, alle persone, agli animali) sono la rappresentazione di una nostra parte di personalità che risulta scissa da noi stessi e che dobbiamo integrare per raggiungere la completezza. Anche in Perls esiste la convinzione che un atteggiamento fobico di fuga dalla consapevolezza fa sì che molto materiale venga dissociato e allontanato dalla coscienza e il sogno ci permette di identificare queste parti proiettate e di integrarle. Quindi il sogno contiene due importani elementi: chi siamo e la parte mancante. E' molto importante sottolineare che "il sogno non rivela solo le cause passate dei movimenti inconsci, ma parla anche della condizione esistenziale del sognatore e delle tendenze finalistiche della sua esistenza" (cit. Donadio, Carta "La Gestalt Analitca. Una via per l'individuazione" Edizioni Luigi Pozzi. 1987). Inoltre il sogno è sempre passabile di una doppia lettura, su due livelli:
- a livello dell'oggetto le immagini presenti nel sogno possono essere lette come descrittive di una situazione reale (esempio: sogno che un amico mi aggredisce, a livello dell'oggetto andrebbero esaminati i reali sentimenti che io provo verso questo amico (che ho "proiettato su di lui nel sogno ma che in realtà appartengono a me, cioè sono io ad essere aggressivo con lui) e i sentimenti che penso che il mio amico provi nei miei confronti);
- a livello del soggetto dovremmo considerare le immagini del sogno come personificazione di aspetti e personalità parziali inconsce. Vorrei infine specificare che la simbologia del sogno, a parte alcuni elementi archetipici di memoria appunto junghiana e che non approfondisco in questo contesto, non è universale e non esistono libri che racchiudono il significato dei sogni. Ogni elemento del sogno ha un suo significato peculiare in riferimeto al sognatore, al suo momento storico, al suo passato e persino al suo futuro. Potremmo dire che la simbologia dei sogni sia soggettiva e per scoprire cosa ci stanno comunicando è opportuno intraprendere un percorso di conoscenza personale con professionisti qualificati, quali psicologi o psicoterapeuti.



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